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Flagellanti
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I mwdwflagellanti furono un mweamovimento mweqcattolico costituito da varie mwegsette religiose durante il mwewMedioevo, rimasto attivo dal mwfaXIII al mwfqXV secolocite-ref-brit-1-0[1]cite-ref-stuff-2-0[2]. Erano caratterizzati dalla pratica dell'mwhgautoflagellazione in pubblico; la flagellazione era una forma di penitenza e devozione impiegata da numerosi mwhwordini religiosi, quali mwiacamaldolesi, mwiqcluniacensi, mwigfrancescani e, meno frequentemente, mwiwdomenicani. Essa serviva non solo come pratica religiosa e mortificatrice, ma anche come mezzo attraverso cui ottenere da mwjaDio la cessazione di catastrofi, guerre o epidemiecite-ref-stuff-2-1[2].
I primi flagellanti sorsero nell'mwkgItalia settentrionale e mwkwcentrale nel mwla1260; dopodiché il movimento si diffuse nel resto dell'mwlqEuropa. Ebbero il proprio apice verso la metà del mwlgXIV secolo, in seguito all'esplosione della mwlwpeste neracite-ref-brit-1-1[1].
Contents
• Origine
• Note
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Origine
L'origine del movimento dei flagellanti risale alla metà del mwpqXIII secolo in mwpgItalia centrale. A mwpwPerugia, mwqaRaniero Fasani (m. mwqq1281), mwqgeremita mwqwfrancescano, influenzato dalle dottrine di mwraGioacchino da Fiore, fondò il primo gruppo di flagellanti, la «compagnia dei disciplinati di Cristo». Il movimento si diffuse rapidamente nell'Italia centrale e settentrionale, organizzando processioni che arrivavano a coinvolgere fino a 10.000 persone di ogni strato sociale, che attraversavano le città mentre i penitenti si percuotevano a sangue con una frusta per espiare i peccati del secolo e preparare l'avvento del regno dello spirito. I flagellanti si riunivano in compagnie, guidate da un «maestro», si lasciavano tutto alle spalle e percorrevano il paese esercitando in pubblico la propria penitenza. Il movimento attecchì anche fuori dall'Italia, in mwrqGermania, mwrgBoemia e mwrwPolonia, ma, nel mwsa1261 venne vietato da mwsqpapa Alessandro IV (mwsg1254 - mwsw1261), anche se taluni gruppi continuarono la loro attività sino alla fine del mwtaXIII secolo.
Durante la peste nera
Con lo scoppio della mwvapeste nera e la crisi di valori che ne derivò, il movimento dei flagellanti conobbe un nuovo vigore. Chi vi aderiva doveva, se voleva essere certo della salvezza eterna, farne parte per almeno 33 giorni e mezzo (numero corrispondente agli anni di Cristo). Heinrich Herford, cronachista tedesco, li rappresenta con queste parole:
«[...]Ogni flagello era una specie di bastone dal quale sul davanti pendevano tre corde con grossi nodi. Questi nodi erano attraversati da spine di ferro incrociate, molto appuntite, che li passavano da parte a parte sporgendo dal nodo stesso per la lunghezza di un chicco di grano o anche più. Con questi flagelli si battevano il busto nudo, così che questo si gonfiava assumendo una colorazione bluastra deformandosi, mentre il sangue scorreva verso il basso imbrattando le pareti della chiesa all'interno della quale si flagellavano. A volte si conficcavano le spine di ferro così in profondità nella carne che riuscivano a toglierle soltanto dopo ripetuti tentativi.»
Durante la peste nera il movimento si diffuse, con straordinaria rapidità ed intensità, in Italia, mwwaFrancia, mwwqSvizzera, mwwgGermania, mwwwUngheria, mwxaBoemia, mwxqPaesi Bassi. In mwxgGermania, in particolare, il movimento dei flagellanti fu spesso messo in relazione con le mwxwpersecuzioni degli ebrei. La Chiesa comprese ben presto che stava perdendo il controllo sul movimento, cosicché, nel mwya1349, mwyqpapa Clemente VI emanò una mwygbolla che lo vietava, dichiarandolo eretico. Ciononostante i flagellanti non cessarono la loro attività, che talvolta assumeva i connotati di un'autentica rivolta mwywmillenaristica.
«[...] cominciarono a dimenticare il servizio e gli uffizi della Santa Chiesa, e restavano nelle loro follia e presunzione che i loro uffizzi e i loro canti fossero più belli e più degni di quelli dei preti e dei chierici, e così si sospettava che [...] questa gente avrebbe finito per distruggere la Santa Chiesa e uccidere preti, canonici e chierici, desiderando avere i loro beni e i loro benefici.»
(Cronista medievale)
Nei secoli successivi
Nell'anno mwbw1400 un'ondata di penitenti e flagellanti attraversò l'mwcaEmilia e la mwcqRomagna, procedendo da mwcgModena verso mwcwForlì. Qui, raccontano le cronache, arrivarono in 20.000, ma poi, a causa di una pestilenza che aveva assalito il corteo, il movimento si dissolse, lasciando dietro di sé numerosi morticite-ref-3[3].
Anche a causa di notizie come questa, nel mwfw1417 il mwgaconcilio di Costanza rinnovò il divieto. Nei secoli successivi, movimenti simili sorsero nuovamente in Francia e mwgqSpagna.
Ai giorni nostri
In Italia, l'autoflagellazione in pubblico è praticata ancora in occasione delle processioni dei Vattienti a mwhaNocera Terinese (CZ), dei battenti a mwhqVerbicaro (CS), dei Battenti a mwhgGuardia Sanframondi (BN) e dei Flagellanti a mwhwSan Lorenzo Maggiore (BN).
Attualmente alcune città in Italia ed in Spagna continuano, in determinate festività, a praticare questa forma di religiosità; negli ultimi tempi l'autoflagellazione è diventata molto popolare nelle mwiqFilippine: i flagellanti filippini, oltre che a frustarsi, portano croci di legno e strisciano sul terreno ruvido; l'autoflagellazione nelle Filippine non è sempre un atto di penitenza: a volte può essere un'espressione di gratitudine per i favori ottenuti o per onorare delle promesse.
Altre forme di flagellazione religiosa
La flagellazione era una pratica religiosa piuttosto diffusa anche in molte religioni del mondo antico, come per esempio il culto mwjaegiziano di mwjqIside o i misteri mwjgdionisiaci. Anche durante le feste romane dei mwjwlupercalia si usava fustigare le donne per favorire la mwkafertilità. Oggi si pratica nell'mwkqIslam mwkgsciita nelle celebrazioni di mwkwAshura e Tatbir.
Note
cite-note-brit-11. ↑ mwnq(mwngmwnwENmwoa) mwoqmwogFlagellanti (medievali) su mwowmwpaEncyclopedia Britannica
cite-note-stuff-22. ↑ mwqgmwqwFlagellanti in "Enciclopedia Italiana (1932)" su mwramwrqEnciclopedia Treccani
cite-note-33. ↑ Cf. mwsqGirolamo Fiocchi, mwsgChronicon foroliviense, citato in: S. Spada, mwswDismarìe. Personaggi e storie nella Forlì del Quattrocento, Foschi Editore, Forlì 2009, pp. 13-17.
Bibliografia
• mwtwErnesto Pontieri, mwuaI flagellati di mwuqNocera Terinese, in mwugRivista Critica di Cultura Calabrese, I, 2 (1921)
• Franco Ferlaino, mwvaVattienti: Osservazioni e riplasmazione di una ritualità tradizionale, Qualecultura, Vibo Valentia, 1991.
• mwvgClaudio Ghisini, Giuseppe Rubini, I Disciplini. Ricerche sulle confraternite del Mantovano, Mantova, 1989. mwwaISBN non esistente.
Voci correlate
• mwxaAutolesionismo
• mwxgBattuti di Forlì
• mwyaCercha (Collesano)
• mwzgDisciplina (frusta)
• mw0aDisciplinati di Bergamo
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storiaflagellanti, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itflagellanti, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) flagellants, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Flagellanti, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• mw2qFlagellanti su Eresie.it, su eresie.comt.